martedì 4 settembre 2012

I pochi fatti dell'estate meglio conosciuti come finalmente ho aggiornato il blog.

Cari miei 2,5 lettori,
l'estate. 
Ah, l'estate. 
Che palle.
Nonostante i novantamila gradi ed il torcicollo a causa del ventilatore, ho letto ed ho scritto per voi, miei prodi.
Bene. Mettiamo da parte le smancerie, so che voi volete sapere i fatti.

Fatto numero 1
-Ho letto una cosa brutta molto brutta. Trovate la mia recensione di Cinquanta sfumature di Grigio di E. L. James su inutile.

Fatto numero 2
-Conoscete la mia passione per la poesia, no? 
Allora, quando Rivista Tupolev ha lanciato il concorso B. R. A. Braccia rubate all'agricoltura non ho potuto esimermi dal dare il mio contributo ed ho partecipato con Ragazzo che suoni la tromba.
Udite udite, i pazzerelloni hanno creato un ebook con tutti i meravigliosi ed aulici poemi che hanno ricevuto.

Fatto numero 3
-Potete scaricarlo qui, naturalmente aggratise solo per voi che siete amici ammmé.

Fatto numero 4
-Asterischi ambisce a diventare cartaceo. E siccome noi siamo genti che ci tengono alla cultura, li aiutiamo sostenendoli con cannoli deliziosamente ripieni e con il vile, seppur sempre utile, danaro. Clicca qui per far sentire loro tutto il tuo ammòre.

Che altri fatti volete sapere? Méh.





Fatto numero 5
-26 ottobre.



giovedì 19 luglio 2012

Mistificazioni e misticanze



Non lo nego.

Coltivavo in me la segreta speranza di diventare una mistica, anche solo per essere finalmente apprezzata dai miei familiari.

E qualche ora fa tremavo di gioia!
Improvvisamente nell'aria ho avvertito un soave profumo!

Ho subito escluso l'effluvio che lanciavano le melanzane ripiene preparate da mia madre, il Glade di quelli che vogliono fare la cacca da Paolo(a proposito Paolo, sicuramente dopo Santo Stefano ci vediamo), la colonia Denim di mio padre.

Cazzo! ho pensato (anche se questo non è proprio il linguaggio adatto alla mia posizione di aspirante mistica, ma ho tempo per espungere il male dal mio spirito), sarà il famoso profumo di Padre Pio, quello che possono sentire solo i più devoti!

E LUI ha scelto ME fra schiere di uomini che si battono il petto invocando il SUO nome!

Entro in assetto monacale, mi metto una pashmina in testa a mo' di velo e chiamo mia madre, per renderla partecipe di questo grande momento.

"Mammamammamamma! Senti anche tu questo profumo? E' un profumo di fiori! Poi dite che in questa casa sono l'unica dimenticata da Cristo! Questo è il profumo di Padre Pio!"

E lei, con un sorriso sardonico:"Ho spruzzato un pò di Autan, che poi dici che le zanzare ti mangiano!"
Non ho parole.



Comunque, Amen.

Mi darò all'uncinetto.


(Mark Ryden, Saint- Barbie)

venerdì 13 luglio 2012

E così vorresti fare lo scrittore? di Charles Bukowski


C'era una volta una lei, bella, giovane ed invincibile.
Una lei che amava forte e spaventava, ma non sapeva fare altrimenti.
C'era una volta un lui, bello, giovane ed invincibile.
Si portava addosso i colori della sua terra, le strade sterrate delle campagne sarde.
Lei voleva fare la scrittrice.
Lui voleva fare lo scrittore.
Si impastavano le vite, lui con la farina, lei al telefono con gente annoiata.
E la sera dopo l'amore, leggevano.
Bukowski. Hank. Buk.
"E così vorresti fare lo scrittore?".
Si che lo volevano, cazzo.
Ma scrivere di cosa, se c'era già chi parlava per loro?
Charles l'aveva raccontata la vita.
Aveva urlato la sua rabbia in un bicchiere, trascinato le sue scarpe lontano, cercato voracemente l'amore fra le gambe di molte.
Aveva pianto guardandosi i segni allo specchio, sognato di poter volare senza morire mai, desiderato un altro corpo e un'altra faccia, sentito la paura travolgerlo mentre si massacrava le dita sulla macchina da scrivere.
Aveva rinunciato alle certezze della vita per un tetto di stelle, puntato danaro su cavalli creduti vincenti, consegnato lettere prima che tutti smettessero di scriversi.
Aveva disperatamente cercato di essere diverso per poi scoprirsi uguale a tutti gli altri.
Aveva compreso che la vita è uno scherzo beffardo e che “se non riesci a ridere/ delle avversità insormontabili/ che tutti sopportiamo mentre/ cerchiamo di capire/ e di sapere/ allora/ sicuramente riposerai/ senza pace/ nella/ bara.”
Non si è fermato mai Hank, anche quando la malattia lo divorava e la birra non bastava mai.
Ha dato le risposte, quelle vere, a lei, a lui, a te, a me.
Loro non hanno smesso, nè di scrivere, nè di farsi domande e tu, non credere a quelli che ti dicono che la poesia è morta, che non vale niente.
Senza Buk sapresti come giocarti questa partita? 

“ma quando un uomo sta soffrendo non pensa in modo lucido,/ va in cerca solo di guai/ peggiori./ e/ li trova.”


Charles Bukowski
E così vorresti fare lo scrittore?
Guanda Editore


Puoi leggere questa recensione anche su Setteperuno

lunedì 9 luglio 2012

Ritrovarsi. Forse.





Il silenzio di una casa vuota.
La confortante sicurezza del buio.
Io. 
Il mio corpo. 
Il deserto.
"Ci sei o sei stata inghiottita da te stessa?" ti chiedi.
"Ci sei?", ti chiedi ancora.
E apri le mani, fletti le dita curiose.
Vuoi sentirti. 
Vuoi esplorarti. 
Vuoi toccarti. 
Vuoi riconoscerti.
Chiudi gli occhi.
La pelle morbida e calda scorre sotto i tuoi polpastrelli.
Accarezzi il tuo collo, lo sfiori appena.
Circumnavighi i tuoi nei, che improvvisamente ti sembrano pieni di significato.
Disegni la forma dei tuoi seni e senti i tuoi capezzoli risvegliarsi, dolcemente.
E scivoli verso il basso, giocando con il tuo ombelico, tracciando mille piccoli cerchi concentrici, uno dentro l'altro.
Senti un brivido correre lungo la tua schiena.
E allarghi le gambe piano, lasciando che le tue dita si avvicinino al centro del tuo universo, al tuo fuoco.
Il cuore ti batte. Fortissimo.
Un calore inaudito rimbalza sulle pareti di te, lasciando affogare le tue piccole rosse e pulsanti labbra in una leggerissima spuma marina.
Senti il sangue fluire velocemente, il respiro diventare affannoso.
Il cuore ti batte forte. Fortissimo.
E ci sei.
Si, ci sei.
Esisti. E lo senti.
No, non sei la brutta copia di te stessa.
Non ancora.

martedì 3 luglio 2012

Quando che certe cose ormai le sai.


E'scientificamente provato che se uno dei tuoi familiari ti vede lavare il bagno,  attenderà che tu abbia finito per dichiarare candidamente:"Madò, c'ho da cacare".



[Hegel]


(Pure lui c'aveva i suoi problemi.)

giovedì 28 giugno 2012

Le cose che non so dire.


Per me Roma sa di rinascita.

Sa di aria nuova.

E’ il cercarsi e il non ritrovarsi mai, nelle strade, nell’architettura dei palazzi, nel cielo inclemente che sembra voler contenere tutti gli umori del mondo nelle sue nuvole.
E’ il cercare di memorizzare ogni particolare.

E’ il perdersi in un quadro di Corot e di Van Gogh e ridere del povero De Chirico.

E’ guardarti mentre con gesti di consumata consuetudine metti su il caffè e mi chiedi come ho dormito e se ho fatto uno dei miei sogni strampalati.

Roma è fare la spesa da Conad suscitando la curiosità di un vecchiarello del quartiere.
“Signorina, è la seconda volta che ci incontriamo nel giro di poche ore. Lei è molto carina. Ma non è di qui, vero? Il suo accento me lo conferma.”
E’ inventarsi una storia verosimile, perchè i fatti miei non te li dico, vecchietto impiccione.

Roma è sedermi a fumare davanti alla finestra ed osservare le bottiglie di plastica anti piccioni che fiammeggiano al sole.
E’ cucinare per te e con te, lamentarmi delle tue pentole, regalarti il cestino per il bagno che non userai mai.

E’ guardarti mentre ti radi, ti spogli, ti lavi i denti.
E’ il non riuscire a dormire dopo la serata più lunga della mia vita, perchè tu stai russando e il tuo divano mi toglie la vita.

E’ il sapere di potermi addormentare al sicuro, anche se al sicuro non lo sono mai.
E’ quel volto, il tuo.

Che mi sembra di conoscere in ogni sua piega,ogni suo colore, ogni sua perfetta imperfezione.

E invece non lo so, non lo so mai davvero.
E mi piace, tanto.










mercoledì 13 giugno 2012

Signorina Cuorinfranti di Nathanael West


"Caro [...] ti scrivo perchè non riconosco più me stessa. Mi sento insoddisfatta e non riesco ad accettare le banalità della vita. Per non mostrare agli altri il mio tormento faccio la simpatica e la disinvolta, ma dentro di me sta per scoppiare una rivoluzione. [...] Mi fanno ridere tutti quei ragazzi che vedo andare a messa, la domenica mattina, con l'abito buono, a recitare la patetica parte dei figli perfettini, quando magari i loro sogni sono altri..."


Volevo essere felice a tredici anni, ma non sapevo come.
Allora ho preso una penna, un foglio ed ho scritto all'angolo della posta di un giornale, sicura che chi mi avrebbe letta sarebbe stato in grado di darmi la soluzione.
Cercavano questo forse “Cuore-Spezzato, Disperata, Stanca-di-tutto, Delusa-dal-marito-tubercolotico”?
Una soluzione?
Vergavano furiosamente la loro disperazione su carta scadente.
Ogni riga era, per Miss Lonelyhearts, una feroce staffilata.
Che cosa aveva capito da quando teneva quella rubrica sul New York Post Dispatch?
Solo una cosa contava per gli uomini e per le donne: la felicità.
Non contavano i soldi, la bellezza, la grammatica, la dignità, i viaggi.
Non contava chi raccoglieva le loro confidenze.
Contava solo la felicità.
Che lavoro assurdo era, quello?
All'inizio lo trovava divertente, buffo, molto meglio che fare il galoppino per pochi soldi.
Poi quell'ombra gli si era insinuata dentro e aveva compreso che Cristo, si, l'uomo insanguinato sulla croce che teneva di fronte al letto, sarebbe stato l'unica via da percorrere.
L'Arte, i sassi, il sesso, l'alcool, Dostoevskij non erano abbastanza.
Anche quando tutto gli esplodeva intorno e lo rendeva cieco, e l'odore della pelle di quella donna gli ricordava il whisky che non aveva bevuto, e la camminata di quell'uomo muoveva a pietà la sua mano, e le risate dei suoi colleghi lo facevano sentire l'Eletto.
Nulla poteva toccarlo, nemmeno quella corsa sulle scale, inebetito dalla grazia dello Spirito Santo.
Caro Nathanael West, grazie per avermi calciato le gengive con tutta questa tristezza made in America.
Se non fosse stato per te, avrei continuato a credere che il 1933 fosse stato solo un lungo, ultimo valzer con Zelda Fitzgerald.


"La maggior parte dei giorni riceveva più di trenta lettere, tutte uguali, ritagliate dalla sfoglia della sofferenza con lo stesso affilato stampino a forma di cuore."




Signorina Cuorinfranti
Nathanael West
Minimum Fax


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