venerdì 23 marzo 2012

Com'è terribile il senso di straniamento dall'esistenza quando hai gli operai in casa.

Avere gli operai in casa, si sa, può diventare una fonte di stress terribile.
Polvere ovunque.
La sensazione che la tua storia sia tutta in quei calcinacci e che tu possa cambiare con una porta nuova.
Anche se poi resta tutto come prima.
A voi e alle sopracciglia impolverate dei muratori, dedico i miei Sonetti Edili.
Buon divertimento!



Calcinaccio n. 1

Non ho più la porta del bagno.
Non ho più la porta della mia stanza.
Non ho più una vita.


Calcinaccio n. 2

Vibrante sveglia a destare
il mio sonno.
Simposi di paste al forno
a inaugurare
polverose colazioni
e caffè sulla piastra
come novizia giovane Marmotta.


Calcinaccio n.3

Canzoni anni ottanta e bestemmie
mentre mattoni a pasta intera
solidificano ingressi
per nuovi baccanali.




ps. L'operaio nella foto è da intendersi come puro riferimento all'attività.
Per le sembianze direzione Lourdes.


mercoledì 21 marzo 2012

Agli amori che nascono in primavera


Driiin!
Suona il telefono.
Uno di quelli vecchio stampo, con la rotella impolverata dal tempo.
Una donna risponde.
Si chiama Alda, Alda Merini.
Dalla sua finestra le mura ingrigite dei Navigli.
Un uomo dall’altra parte del filo sorride.
Si chiama Michele, Michele Pierri.
Dalla sua finestra lo sciabordio delle onde marine.
Parlano tanto.
Ore, minuti, secondi. Parole che diventano versi.
Un fiume in piena, ossessione d’amore, redenzione, salvezza.
La poesia, la fame, la solitudine li muovono.

…Io penso a quella che fui
quando morii mill’anni or sono
e adesso tua discepola e canto,
scendo giù fino al Golfo
a toccare la tua ombra superba,
o stanco poeta d’amore
fissato a una lunga croce…


Un amore che muta, diventa tangibile.
Diventa viaggio, stabilità, convivenza.
Lui le regala il mare, lei la sua follia d’amore.
Sposa-bambina di un uomo infinitamente buono, saggio.
Oggi, 21 marzo, il TUO giorno, celebro la vostra unione e regalo al mare una margherita gialla.
Brindo agli amori, quelli che sono nati scrivendo,
quelli legati ad un filo, quelli che ticchettano al suono di una tastiera, quelli che sorridono da una webcam.





venerdì 16 marzo 2012

Uccidere il padre: Omicidiamolo! (Amélie Nothomb)

Uccidere il padre è un dovere di tutti noi. Solo così possiamo crescere.
Edipo prima e Freud poi ce l’hanno insegnato.
Oggi, Amélie Nothomb prende quel concetto e ne infuoca il significato: possiamo desiderare di uccidere un padre che non è “biologicamente” nostro?
 Su questo dilemma si impernia il ventesimo romanzo della scrittrice belga, “Uccidere il padre”.
Joe Whip, quindicenne, viene scacciato dalla sgangherata famiglia d’origine.
È un ragazzino strambo, inquietante, attratto dalla magia e dai giochi di prestigio.
Di questo sopravvive, esibendosi per pochi soldi nei bar di Reno, in Nevada.
Poi, l’incontro che gli cambia la vita: Norman Terence, il mago più abile della zona, si accorge della sua straordinaria bravura.
Diventa il suo maestro, suo padre, suo mentore.
Terence ha una compagna bellissima, una flessuosa e sensuale fire dancer di nome Christina, che ogni anno si esibisce al Burning Man, evento dedicato agli acrobati di tutto il mondo.
Proprio Christina diventa motivo di contesa tra i due, un amore che rasenta l’ossessione e il delirio, sullo sfondo vivido del deserto infuocato.
Un rincorrersi che diventa crescita per uno e desiderio di affermazione del ruolo di padre (seppur putativo) per l’altro.
Un romanzo di formazione in bilico tra realtà e incanto, odio accecante e amore sconfinato.

Amélie Nothomb, Voland, 2012

Puoi leggere questa recensione anche su Cosmopolis.

sabato 10 marzo 2012

8 marzo fra immagini e parole: una serata speciale

Ne ho visti, di 8 marzo.
Quelli fatti di baldoria, urla in strada e risate fino al mattino.
Quelli che "Hanno aperto le gabbie, diamoci da fare".
Quelli che vedevano ranicchiato in un angolo uno spogliarellista traumatizzato.
Quelli che "Sono allergica alla mimosa!".
Quelli che "Sono morte delle operaie!"
Quelli che, in una biblioteca piccola piccola, si incontrano.
Tre donne, armate di parole e pennelli, dalle anime scarlatte, dalle ombre plumbee.
Doriana Caleandro.
Donna, lavoratrice instancabile, mamma.
Un sorriso indimenticabile, di quelli che ti fanno pensare ad un domani migliore.
Dipinge, lei.
E lo fa come il mare, come esigenza, come istinto.
Annamaria Bruno.
Un' anima turchese che rimanda bagliori argentei.
Scrive, lei.
Silenziosa e morbida come la notte.
Tamara Viola.
Io, soltanto io.
Una mostra affiancata alla poesia per celebrare questo sodalizio, proprio l'8 marzo, proprio in quella biblioteca piccola piccola, a Statte.
Un grazie a chi ha scelto di esserci, a chi ha permesso che tutto questo si realizzasse, alle donne che credono si possa vivere in un paese migliore: Agnese Giandomenico e Maria Rosaria Giannese.
Per chi non c'era, un piccolo dono.


UN ABITO STRANO

Imbrattata di incertezze
ho amato,
mai in due.

In estasi
vorrei andare
e scordarmi
dell’inferno.

Mi dibatto
così travestita
senza sapere
come liberarmi.


Annamaria Bruno





Scava
la vita
la terra arsa
delle tue guance.

Imbianca
la vita
la distesa soffice
delle tue tempie.

Accarezza
la vita
la piega lieve
delle tue labbra.

Si scontra
la vita
coi sogni mancati
le pie illusioni
i sorrisi
scordati
da qualche parte.

  Resta l’odore
di ciò che eri
e i segni
di ciò che sarai.

Tamara Viola












martedì 6 marzo 2012

Quando Marilyn Monroe vendeva libri (Lo spazio sfinito di Tommaso Pincio)

Sapete tutti chi è Jack Kerouac, no?
“On the road”, beat generation, vita che brucia.
Dimenticatelo.
È in partenza per lo spazio come controllore orbitale.
Sessantatre giorni di silenzio scosso solo dal flusso dei suoi pensieri.
Niente di complicato, è il lavoro più stupido dell’universo gli assicura Arthur Miller, Presidente della Coca Cola Enterprise Inc.
Niente morti di commessi viaggiatori, solo bollicine in una bottiglia di vetro.
E il suo amico Neal Cassady?
Lui si innamora.
Non di una donna qualunque, ma di Marilyn Monroe.
Labbra rosse, un sospirato “Happy Birthday Mr. President”, abiti svolazzanti sulle grate della metropolitana?
Nemmeno.
Lei vende libri.
Troppo provocante per questo mestiere, viene licenziata.
Sparisce.
Neal non si arrende però e la cerca, ovunque, senza riuscirci.
Lo sappiamo, quando si è innamorati la speranza è l’ultima a morire e se non vediamo segni sappiamo inventarli.
Così, dopo aver composto un numero di telefono a caso, Neal parla con la sua Marilyn.
Non è davvero lei, ma vorrebbe.
Vorrebbe tanto che quelle parole d’amore di cui suo marito Arthur Miller è assai avaro, fossero per lei.
Norma Jane Mortenson, così si chiama la donna, intreccia una relazione telefonica con il giovane.
Beve il suo amore come se non potesse chiedere più nulla alla vita.
Mentre i due sono avvolti in questa spirale delirante, nello spazio Kerouac sente un rumore.
Un mugugno, nell’assordante silenzio spaziale, che segnerà la sua fine.
Un libro difficile da commentare, che forse non insegna nulla, ma ha la capacità di far uscire da sè chiunque lo legga.
Un autore multiforme Pincio, che dipinge i suoi personaggi anche sulla tela.
La copertina del libro, infatti, è una sua opera.
Consiglio di visitare il suo blog, un’esperienza di parole ed immagini irripetibile.

Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito, Minimum Fax, 2000

Puoi leggere questa recensione anche su www.diunlibro.it

domenica 12 febbraio 2012

Come rivalutare le amicizie: Il piacere sottile della pioggia di Alexander McCall Smith


Se, come me, anche tu hai scelto un uomo che vive in un'altra città, sai bene quanto sia importante creare una rete forte con i suoi amici, che, volente o nolente, saranno anche i tuoi.
Dopo i primi timori, ti senti più rilassata in loro presenza, cominci a raccontare qualcosa di te e di quello che ti piace.
Poi arriva Natale.
Lei, che chiameremo C., ti regala un libro.
Dice che è bellissimo, che ne ha letti altri di questo autore, che è bravobravo davvero.
Tu pensi che sarà sicuramente interessante:dopotutto, C. legge Ishiguro, il che presume un certo buongusto.
Maproprij!
Il libro in questione è Il piacere sottile della pioggia di Alexander Mccall Smith, per gli amici l'Uomo del Monte.
Ora.
Uno dei miei propositi per l'anno nuovo era quello di non perdere tempo a leggere libri brutti ed abbandonarli al loro destino al primo sbadiglio, ma con questo non ho potuto.
Perchè, miei cari 2,5 lettori di questo blog, io vollonvi bene e non potevo permettervi di fare un acquisto inconsulto o un regalo che vi avrebbe segnati per sempre.
Veniamo ordunque alla recensione.
La protagonista di questo romanzo si chiama Isabel Dalhousie, filosofa e direttrice di una rivista di etica applicata; in realtà solo un' impicciona con forti tendenze al bipolarismo.
Non perde occasione per allungare l'orecchio e per immischiarsi nelle faccende di chiunque le capiti a tiro: il lattaio, il barista, sua cugina, turisti e animali randagi.
La classica persona che se te la ritrovi a cena fingi un'intossicazione da gamberi pur di sfuggire alle sue domande, sempre inopportune e fuori luogo.
Tutto la riguarda: i fidanzati di sua nipote, una coppia mal assortita di americani in visita ad Edimburgo, una nuova casa per la sua governante.
Il libro è pieno di profondissime riflessioni sulla vita, l'amore e l'etica.
Un esempio:

"Un accordo sottoscritto in stato di ebbrezza va considerato valido? Già, curioso. Ma immagino che gli ubriachi siano in grado di intendere e volere. Anzi, a volte l'ubriachezza può rivelare loro con maggior chiarezza quel che desiderano davvero. In vino veritas".

Le stesse parole che zio Peppino usò quando si ubriacò al matrimonio di mia cugina.

Dietro tutto questo acume, questa profonda sensibilità, si cela in realtà il cuore di una milf.
Isabel, che ha superato i 40, ha buttato l'occhio su un certo Jamie, che ha 14 anni meno di lei ed è un suonatore di fagotto di una certa prestanza.
E basta.
271 pagine di morte dell'anima, dove lei passa da un'euforia moccesca per un bacetto di lui a riflessioni circa il vino bianco neozelandese e i gatti che si stiracchiano sui marciapiedi.
Di giallo non c'è assolutamente nulla, solo il mio colorito alla fine della lettura.

Prendendo le mosse da questa filosofa, vorrei regalarvi le mie tre perle di saggezza per oggi:

1) Regalate questo libro a persone che volete sbolognarvi da anni, successo assicurato;

2) Cara C., se ti stavo sul cazzo me lo potevi dire subito, ché certi sfregi sono duri da digerire;

3) Irene Bignardi finiscila.



mercoledì 1 febbraio 2012

Sherlock Holmes 2 Gioco di ombre ovvero l'arte di indossare occhiali orribili e risultare credibile.



Era nato da appena un giorno il nuovo anno, passato con la febbre a secciare i Maya.

Ogni altra attività che comportasse eccessiva fatica o traspirazione era sconsigliata dai migliori ginecologi dell'associazione AOGOI ed io mi fido di loro, che sono amici anche di quelli che testano il mio deodorante preferito.
Non restava che recarsi al cinema quindi, per diffondere batteri e sentirsi così meno sola ed incompresa.
UCI Cinemas detti anche gli Arsenio Lupin de noartri (8,20€ ingresso e se hai sete è meglio se muori) e Sherlock Holmes 2 Gioco d'ombre, sennò poi vengo accusata sempre di vedere i soliti drammoni pesanti.
Siamo a Londra e SherlockSniffHolmes sta sempre appresso a quella con il vestito pomposo del primo film.
Lei non è molto gentile, perchè lo fa gonfiare subito di botte.
Oltretutto, si è infilata in una situazione assai complicata, tipica delle donne che portano le crinoline e non con un tizio qualunque, ma con il cattivo del film!
Si, lui!
Moriarty, un uomo che ha mangiato moltissimi crauti.
Il suo dubbio gusto in fatto di cibo ci fa subito intuire che si tratta di un essere dalla mente malvagia, pronto a sovvertire l'ordine del mondo politico europeo.
Teribbbile!
Nel frattempo WatsonGiudaLeggebellèmammasoja sta per convolare a giuste nozze (no, non con Sienna, purtroppo) e quindi vai con l'addio al nubilato!
Tutti seduti a giocare a carte e bere whisky. Uno sballo.
Meno male che interviene SherlockTantaNeveHolmes a dare vita alla festa e dopo cinque minuti tutti a fare a mazzate.
In quell'istante, vedo lui, il mio adorato, che qualunque film faccia per me resta sempre Oscar Wilde.
Per dare un tocco di esotismo alla storia arriva LaZingara, che ha perso suo fratello e chiede a BobTaglialaFinaHolmes di aiutarla a trovarlo.
Noi, però, lo sappiamo che suo fratello sta in un altro film e si chiama Jack Sparrow.
Da quel momento in poi, non si fa altro che darsele di santa (e non) ragione.
Spari, battuta tagliente, botte.
Visioni di Holmes, altri spari, sangue, battuta tagliente, altre botte.
Manca solo Bruce Willis con la maglietta bianca sporca di grasso.
"Maaaaa....i buoni vincono!" direte voi.
Col cazzo.
Perchè RobZuccheroaVeloHolmes cade con il cattivo in una cascata.
E defunge.
Si, si.
E noi, pronti con il fazzoletto in mano a versare un canale della Manica di lagrime, ce lo ritroviamo negli arazzi dello studio di casa Watson, pronto a fare la Suocera con la sua povera moglie.

Questo film mi ha insegnato tre cose:
1) che i ristoranti di Roma hanno nomi osceni;
2) che nei 25 minuti di pubblicità ante film riesco a farmi la manicure;
3) che gli alberi possono esplodere moooooooooolto lentamente.