lunedì 9 luglio 2012

Ritrovarsi. Forse.





Il silenzio di una casa vuota.
La confortante sicurezza del buio.
Io. 
Il mio corpo. 
Il deserto.
"Ci sei o sei stata inghiottita da te stessa?" ti chiedi.
"Ci sei?", ti chiedi ancora.
E apri le mani, fletti le dita curiose.
Vuoi sentirti. 
Vuoi esplorarti. 
Vuoi toccarti. 
Vuoi riconoscerti.
Chiudi gli occhi.
La pelle morbida e calda scorre sotto i tuoi polpastrelli.
Accarezzi il tuo collo, lo sfiori appena.
Circumnavighi i tuoi nei, che improvvisamente ti sembrano pieni di significato.
Disegni la forma dei tuoi seni e senti i tuoi capezzoli risvegliarsi, dolcemente.
E scivoli verso il basso, giocando con il tuo ombelico, tracciando mille piccoli cerchi concentrici, uno dentro l'altro.
Senti un brivido correre lungo la tua schiena.
E allarghi le gambe piano, lasciando che le tue dita si avvicinino al centro del tuo universo, al tuo fuoco.
Il cuore ti batte. Fortissimo.
Un calore inaudito rimbalza sulle pareti di te, lasciando affogare le tue piccole rosse e pulsanti labbra in una leggerissima spuma marina.
Senti il sangue fluire velocemente, il respiro diventare affannoso.
Il cuore ti batte forte. Fortissimo.
E ci sei.
Si, ci sei.
Esisti. E lo senti.
No, non sei la brutta copia di te stessa.
Non ancora.

martedì 3 luglio 2012

Quando che certe cose ormai le sai.


E'scientificamente provato che se uno dei tuoi familiari ti vede lavare il bagno,  attenderà che tu abbia finito per dichiarare candidamente:"Madò, c'ho da cacare".



[Hegel]


(Pure lui c'aveva i suoi problemi.)

giovedì 28 giugno 2012

Le cose che non so dire.


Per me Roma sa di rinascita.

Sa di aria nuova.

E’ il cercarsi e il non ritrovarsi mai, nelle strade, nell’architettura dei palazzi, nel cielo inclemente che sembra voler contenere tutti gli umori del mondo nelle sue nuvole.
E’ il cercare di memorizzare ogni particolare.

E’ il perdersi in un quadro di Corot e di Van Gogh e ridere del povero De Chirico.

E’ guardarti mentre con gesti di consumata consuetudine metti su il caffè e mi chiedi come ho dormito e se ho fatto uno dei miei sogni strampalati.

Roma è fare la spesa da Conad suscitando la curiosità di un vecchiarello del quartiere.
“Signorina, è la seconda volta che ci incontriamo nel giro di poche ore. Lei è molto carina. Ma non è di qui, vero? Il suo accento me lo conferma.”
E’ inventarsi una storia verosimile, perchè i fatti miei non te li dico, vecchietto impiccione.

Roma è sedermi a fumare davanti alla finestra ed osservare le bottiglie di plastica anti piccioni che fiammeggiano al sole.
E’ cucinare per te e con te, lamentarmi delle tue pentole, regalarti il cestino per il bagno che non userai mai.

E’ guardarti mentre ti radi, ti spogli, ti lavi i denti.
E’ il non riuscire a dormire dopo la serata più lunga della mia vita, perchè tu stai russando e il tuo divano mi toglie la vita.

E’ il sapere di potermi addormentare al sicuro, anche se al sicuro non lo sono mai.
E’ quel volto, il tuo.

Che mi sembra di conoscere in ogni sua piega,ogni suo colore, ogni sua perfetta imperfezione.

E invece non lo so, non lo so mai davvero.
E mi piace, tanto.










mercoledì 13 giugno 2012

Signorina Cuorinfranti di Nathanael West


"Caro [...] ti scrivo perchè non riconosco più me stessa. Mi sento insoddisfatta e non riesco ad accettare le banalità della vita. Per non mostrare agli altri il mio tormento faccio la simpatica e la disinvolta, ma dentro di me sta per scoppiare una rivoluzione. [...] Mi fanno ridere tutti quei ragazzi che vedo andare a messa, la domenica mattina, con l'abito buono, a recitare la patetica parte dei figli perfettini, quando magari i loro sogni sono altri..."


Volevo essere felice a tredici anni, ma non sapevo come.
Allora ho preso una penna, un foglio ed ho scritto all'angolo della posta di un giornale, sicura che chi mi avrebbe letta sarebbe stato in grado di darmi la soluzione.
Cercavano questo forse “Cuore-Spezzato, Disperata, Stanca-di-tutto, Delusa-dal-marito-tubercolotico”?
Una soluzione?
Vergavano furiosamente la loro disperazione su carta scadente.
Ogni riga era, per Miss Lonelyhearts, una feroce staffilata.
Che cosa aveva capito da quando teneva quella rubrica sul New York Post Dispatch?
Solo una cosa contava per gli uomini e per le donne: la felicità.
Non contavano i soldi, la bellezza, la grammatica, la dignità, i viaggi.
Non contava chi raccoglieva le loro confidenze.
Contava solo la felicità.
Che lavoro assurdo era, quello?
All'inizio lo trovava divertente, buffo, molto meglio che fare il galoppino per pochi soldi.
Poi quell'ombra gli si era insinuata dentro e aveva compreso che Cristo, si, l'uomo insanguinato sulla croce che teneva di fronte al letto, sarebbe stato l'unica via da percorrere.
L'Arte, i sassi, il sesso, l'alcool, Dostoevskij non erano abbastanza.
Anche quando tutto gli esplodeva intorno e lo rendeva cieco, e l'odore della pelle di quella donna gli ricordava il whisky che non aveva bevuto, e la camminata di quell'uomo muoveva a pietà la sua mano, e le risate dei suoi colleghi lo facevano sentire l'Eletto.
Nulla poteva toccarlo, nemmeno quella corsa sulle scale, inebetito dalla grazia dello Spirito Santo.
Caro Nathanael West, grazie per avermi calciato le gengive con tutta questa tristezza made in America.
Se non fosse stato per te, avrei continuato a credere che il 1933 fosse stato solo un lungo, ultimo valzer con Zelda Fitzgerald.


"La maggior parte dei giorni riceveva più di trenta lettere, tutte uguali, ritagliate dalla sfoglia della sofferenza con lo stesso affilato stampino a forma di cuore."




Signorina Cuorinfranti
Nathanael West
Minimum Fax


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domenica 27 maggio 2012

Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron



Com’è stata la vostra giovinezza?
Eravate anche voi sovrappeso, brufolosi e tormentati?

Sembrava anche a voi che nessuno vi capisse, che i vostri pensieri fossero “troppo” per i bigotti benpensanti che vi circondavano?

Passavate anche voi i pomeriggi a devastarvi l’anima con Kurt Cobain, l’angelo biondo che vi rendeva felici dall’aldilà?

Anche James Sveck, protagonista di “Un giorno questo dolore ti sarà utile” è completamente immerso nei torbidi liquami dell’adolescenza.
Newyorkese, genitori divorziati, un padre manager ossessionato dalla giovinezza, una madre gallerista un po’ isterica, una sorella gerontofila che frequenta professori universitari con le toppe di velluto sulla giacca in tweed.

Molti libri a mangiare la solitudine, l’isolamento volontario e il sogno di vivere da solo in una casa del Midwest scovata su internet.
Una nonna adorabile che sa decifrare i silenzi ed un amico-collega omosessuale a cui giocare tiri mancini.

Un mondo nel quale si muove arrancando, contrastando la banalità dei suoi coetanei, cercando un senso al cambiamento.
Perfino disteso sulla chaise longue della psicologa a cui i genitori lo hanno affidato.
Un libro delicato, pervaso di un’ironia malinconica che gli ex ragazzi ed i “nuovi” non potranno non apprezzare.

Se siete stanchi del giovane Holden, inseguite James Sveck che sì, ha gambe decisamente buone.

Da questo libro è stato tratto anche il film del 2011 di Roberto Faenza, dall’omonimo titolo.

Peter Cameron
Un giorno questo dolore ti sarà utile
Adelphi

Puoi leggere questa recensione anche su Cosmopolis.

martedì 22 maggio 2012

Morte malinconica del bambino Ostrica di Tim Burton



I bambini.

Creature tenere, dolcissime, indifese, che mandano in sollucchero chiunque agitando le loro paffute manine, che sorridono e sciolgono il ghiaccio artico.

Bambini che noi adulti educhiamo a dire sempre "acie" e "pego", a cui chiediamo di rispettare le regole.


Bambini a cui diciamo che siamo tutti uguali pur avendo la pelle di colore diverso e diverse tradizioni, anche se sappiamo che non è vero e che non si tratta solo di una mera questione etnologica.
Bambini che vestiamo e pettiniamo in un certo modo, a cui regaliamo dei giocattoli piuttosto che altri, a cui insegniamo un concetto di "diversità" più grossolano, che gli fa storcere il naso davanti al compagnuccio che gli propone qualcosa di non convenzionale.
Bambini che vorremmo diventassero adulti migliori di noi.

Eppure continuiamo a trattarli come creature che "non capiscono" e gli raccontiamo favole edulcorando il finale, che un lupo che muore è troppo scioccante.
Non credo che sarà una storia con un lieto fine a proteggerli dalle brutture del mondo: è la conoscenza che fornisce le armi per affrontarle.

Allora chiediamo aiuto a Tim Burton, al suo Morte malinconica del bambino Ostrica, al suo orrore delicato e nostalgico.
Raccontiamogli di questi strambi personaggi: del Bambino Mummia che viene scambiato per una pignatta, di Lalla che sniffava la colla e dei fazzolettini appiccicati al suo nasino, della bambina che si tramutò in letto, dei genitori paurosi che si rivolgono ai medici pur di avere un figlio "normale".
Leggiamo e ridiamo con loro, mostriamogli l'illustrazione della Bambina con molti occhi, spieghiamo loro cosa si nasconde dietro quella miriade di iridi.
Abituiamoli a non giudicare ciò che non conoscono.
Forse scopriremo che anche loro si sentono un po' come il Bambino Supermacchia: dei piccoli super eroi con un solo unico grande potere, quello di farsi amare così come sono.

Morte malinconica del Bambino Ostrica, Tim Burton, Einaudi

Puoi leggere questa recensione anche su La magia di un libro.



lunedì 7 maggio 2012

Favola, principi azzurri pettoruti e trecce alla tirolese

Ve lo ricordate il livetweet selvaggio di Jolly Blu, il film degli 883 per gli amici di Inutile?
Ommioddio, ve lo ricordate!
Adesso c'è un account twitter che offre gratuitamente agli intellettuali quel senso di ribrezzo che tanto vanno cercando e agli altri di ammettere serenamente che Il ragazzo dal kimono d'oro ci piace: StraCult!
Una domenica al mese forevàh sceglieremo un film e lo livetwitteremo; potrete intervenire e proporre anche voi titoli che vi abbiano fatto sognare, a patto che siano brutti, veramente brutti.
Qui sotto trovate lo storify del film di ieri: Favola con Ambra Angiolini quando ancora non abitava nelle canzoni del boccoloso Renga.


Un particolare ringraziamento va alla rivista Inutile, a Matteo Scandolin e alla trasmissione Tourette che ha annunciato il lieto evento.
Buon divertimento!