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giovedì 12 aprile 2012

Quando mi hai lasciato mi hai lasciato tre mutande: il dilemma della biancheria intima per Charles Bukowski











C’è chi nasce per vivere in modo ordinario.

Sveglia, colazione, ufficio, moglie, figli, il sesso della domenica mattina in silenzio, il pranzo dalla suocera, il gelato in centro.

C’è chi nasce per vivere ordinato, pettinato, incravattato.

C’è chi viaggia perchè si fa così, che ad Atene ci sono solo quattro pietre e la Tour Eiffel è tutto ferro sprecato.

Poi c’è Charles Bukowski.

E il mondo ordinario/ordinato va a farsi benedire e finisce come un foglio di carta appallottolato in un angolo, di quelli che contengono appunti stupidi o idee brutte.

C’è che lui sa esattamente come vivere, sa come non prendersi in giro, sa come non regalare illusioni.

La vita è bastarda, è così.

I suoi versi non ti indoreranno la pillola, saranno un pugno in pieno viso.
Ti faranno sputare sangue, ti faranno piangere come un bambino perchè è tutto sbagliato, perchè ti sentirai sbagliato.

Ti sentirai un idiota.

Le tue ginocchia si piegheranno davanti alla dolcezza delle onde dei suoi capelli che odorano di sale.

Le sue parole ti faranno vergognare perchè tu non hai rischiato mai veramente.

Questo è “Quando mi hai lasciato mi hai lasciato tre mutande” di Charles Bukowski.

Perchè la poesia è dietro i tuoi occhi.



Quando mi hai lasciato mi hai lasciato tre mutande, Charles Bukowski, Minimum fax

Puoi leggere questa recensione anche su Cosmopolis



venerdì 30 marzo 2012

Vendetta, tremenda vendetta! La vendetta di Agota Kristof


La vendetta non è un sentimento nobile.
Il rancore, il risentimento ne sono il carburante e ci insegnano a rifuggirne, da sempre.
Se non siamo spudorati e non agiamo sotto l’impulso di questo sentimento, spesso ci limitiamo ad immaginare cosa avremmo fatto.
Come avremmo trattato l’amica che ci ha rubato il fidanzato, il marito che ci ha tradite, il capo che ci umiliate?
Quali esemplari punizioni avremmo escogitato per far soffrire loro le nostre stesse pene?
Bene.
Regalatevi momenti di folle immaginazione, diventate carcerieri, omicidi, distruttori di urne cinerarie, mogli cannibali, professori fagocitati dall’odio degli alunni, ladri di appartamenti che rubano i gioielli più preziosi: le vostre vite.
Leggete “La vendetta” di Agota Kristof.
Una manciata di pagine da gustare con il fiato sospeso, per sorprendersi di quanto l’uomo possa arrivare a concepire e scoprire con orrore, ancorati alle coperte dei vostri lettini, che avreste potuto essere voi i personaggi di quei racconti.
La Kristof conosce l’uomo, le sue solitudini e le sue alienazioni.
Conosce il dolore della perdita.
Vi conosce.
E voi, perderete anche questa volta l’occasione di rinnegare un po’ di buonismo e guardarvi finalmente allo specchio con onestà?

Agota Kristof, La vendetta, Einaudi, 2005


Puoi leggere questa recensione anche su Cosmopolis .

mercoledì 9 novembre 2011

Boris Vian "Sputerò sulle vostre tombe"

Estate 1946.
Boris Vian, con lo pseudonimo di Vernon Sullivan scrive, in 15 giorni, questo libro.
E scatena l'inferno.
Viene denunciato per "offesa alla pubblica morale", processato, multato.
La critica lo stronca, ma il pubblco lo ama. Vende in pochissimo tempo migliaia di copie.
Cosa ci sarà di così terribile in questo romanzo,viene da chiedersi.
C'è di tutto.
C'è un nero dalla pelle bianca, assetato di vendetta. Ci sono bianchi ricchi e razzisti. Ci sono ragazze calde, giovani e disponibili. Ci sono automobili che sfrecciano e fiumi di alcool ad annebbiare il sangue. Ci sono due sorelle, stuprate ed ammazzate. Ci sono bambine prostitute e giovani pedofili.
C'è tanto schifo e disperazione, ossessione e pena. Ci si ritrova a stringersi nelle coperte, attraversati da un misto di disgusto ed eccitazione.
Si finisce per credere che sia tutto vero. Troppo.
Consigliato agli stomaci forti,ma anche alle lettrici pucci-pucci, chè ogni tanto un pò di sano realismo aiuta.

Mondadori, Oscar, 138 pp., 2011