sabato 10 marzo 2012

8 marzo fra immagini e parole: una serata speciale

Ne ho visti, di 8 marzo.
Quelli fatti di baldoria, urla in strada e risate fino al mattino.
Quelli che "Hanno aperto le gabbie, diamoci da fare".
Quelli che vedevano ranicchiato in un angolo uno spogliarellista traumatizzato.
Quelli che "Sono allergica alla mimosa!".
Quelli che "Sono morte delle operaie!"
Quelli che, in una biblioteca piccola piccola, si incontrano.
Tre donne, armate di parole e pennelli, dalle anime scarlatte, dalle ombre plumbee.
Doriana Caleandro.
Donna, lavoratrice instancabile, mamma.
Un sorriso indimenticabile, di quelli che ti fanno pensare ad un domani migliore.
Dipinge, lei.
E lo fa come il mare, come esigenza, come istinto.
Annamaria Bruno.
Un' anima turchese che rimanda bagliori argentei.
Scrive, lei.
Silenziosa e morbida come la notte.
Tamara Viola.
Io, soltanto io.
Una mostra affiancata alla poesia per celebrare questo sodalizio, proprio l'8 marzo, proprio in quella biblioteca piccola piccola, a Statte.
Un grazie a chi ha scelto di esserci, a chi ha permesso che tutto questo si realizzasse, alle donne che credono si possa vivere in un paese migliore: Agnese Giandomenico e Maria Rosaria Giannese.
Per chi non c'era, un piccolo dono.


UN ABITO STRANO

Imbrattata di incertezze
ho amato,
mai in due.

In estasi
vorrei andare
e scordarmi
dell’inferno.

Mi dibatto
così travestita
senza sapere
come liberarmi.


Annamaria Bruno





Scava
la vita
la terra arsa
delle tue guance.

Imbianca
la vita
la distesa soffice
delle tue tempie.

Accarezza
la vita
la piega lieve
delle tue labbra.

Si scontra
la vita
coi sogni mancati
le pie illusioni
i sorrisi
scordati
da qualche parte.

  Resta l’odore
di ciò che eri
e i segni
di ciò che sarai.

Tamara Viola












martedì 6 marzo 2012

Quando Marilyn Monroe vendeva libri (Lo spazio sfinito di Tommaso Pincio)

Sapete tutti chi è Jack Kerouac, no?
“On the road”, beat generation, vita che brucia.
Dimenticatelo.
È in partenza per lo spazio come controllore orbitale.
Sessantatre giorni di silenzio scosso solo dal flusso dei suoi pensieri.
Niente di complicato, è il lavoro più stupido dell’universo gli assicura Arthur Miller, Presidente della Coca Cola Enterprise Inc.
Niente morti di commessi viaggiatori, solo bollicine in una bottiglia di vetro.
E il suo amico Neal Cassady?
Lui si innamora.
Non di una donna qualunque, ma di Marilyn Monroe.
Labbra rosse, un sospirato “Happy Birthday Mr. President”, abiti svolazzanti sulle grate della metropolitana?
Nemmeno.
Lei vende libri.
Troppo provocante per questo mestiere, viene licenziata.
Sparisce.
Neal non si arrende però e la cerca, ovunque, senza riuscirci.
Lo sappiamo, quando si è innamorati la speranza è l’ultima a morire e se non vediamo segni sappiamo inventarli.
Così, dopo aver composto un numero di telefono a caso, Neal parla con la sua Marilyn.
Non è davvero lei, ma vorrebbe.
Vorrebbe tanto che quelle parole d’amore di cui suo marito Arthur Miller è assai avaro, fossero per lei.
Norma Jane Mortenson, così si chiama la donna, intreccia una relazione telefonica con il giovane.
Beve il suo amore come se non potesse chiedere più nulla alla vita.
Mentre i due sono avvolti in questa spirale delirante, nello spazio Kerouac sente un rumore.
Un mugugno, nell’assordante silenzio spaziale, che segnerà la sua fine.
Un libro difficile da commentare, che forse non insegna nulla, ma ha la capacità di far uscire da sè chiunque lo legga.
Un autore multiforme Pincio, che dipinge i suoi personaggi anche sulla tela.
La copertina del libro, infatti, è una sua opera.
Consiglio di visitare il suo blog, un’esperienza di parole ed immagini irripetibile.

Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito, Minimum Fax, 2000

Puoi leggere questa recensione anche su www.diunlibro.it

domenica 12 febbraio 2012

Come rivalutare le amicizie: Il piacere sottile della pioggia di Alexander McCall Smith


Se, come me, anche tu hai scelto un uomo che vive in un'altra città, sai bene quanto sia importante creare una rete forte con i suoi amici, che, volente o nolente, saranno anche i tuoi.
Dopo i primi timori, ti senti più rilassata in loro presenza, cominci a raccontare qualcosa di te e di quello che ti piace.
Poi arriva Natale.
Lei, che chiameremo C., ti regala un libro.
Dice che è bellissimo, che ne ha letti altri di questo autore, che è bravobravo davvero.
Tu pensi che sarà sicuramente interessante:dopotutto, C. legge Ishiguro, il che presume un certo buongusto.
Maproprij!
Il libro in questione è Il piacere sottile della pioggia di Alexander Mccall Smith, per gli amici l'Uomo del Monte.
Ora.
Uno dei miei propositi per l'anno nuovo era quello di non perdere tempo a leggere libri brutti ed abbandonarli al loro destino al primo sbadiglio, ma con questo non ho potuto.
Perchè, miei cari 2,5 lettori di questo blog, io vollonvi bene e non potevo permettervi di fare un acquisto inconsulto o un regalo che vi avrebbe segnati per sempre.
Veniamo ordunque alla recensione.
La protagonista di questo romanzo si chiama Isabel Dalhousie, filosofa e direttrice di una rivista di etica applicata; in realtà solo un' impicciona con forti tendenze al bipolarismo.
Non perde occasione per allungare l'orecchio e per immischiarsi nelle faccende di chiunque le capiti a tiro: il lattaio, il barista, sua cugina, turisti e animali randagi.
La classica persona che se te la ritrovi a cena fingi un'intossicazione da gamberi pur di sfuggire alle sue domande, sempre inopportune e fuori luogo.
Tutto la riguarda: i fidanzati di sua nipote, una coppia mal assortita di americani in visita ad Edimburgo, una nuova casa per la sua governante.
Il libro è pieno di profondissime riflessioni sulla vita, l'amore e l'etica.
Un esempio:

"Un accordo sottoscritto in stato di ebbrezza va considerato valido? Già, curioso. Ma immagino che gli ubriachi siano in grado di intendere e volere. Anzi, a volte l'ubriachezza può rivelare loro con maggior chiarezza quel che desiderano davvero. In vino veritas".

Le stesse parole che zio Peppino usò quando si ubriacò al matrimonio di mia cugina.

Dietro tutto questo acume, questa profonda sensibilità, si cela in realtà il cuore di una milf.
Isabel, che ha superato i 40, ha buttato l'occhio su un certo Jamie, che ha 14 anni meno di lei ed è un suonatore di fagotto di una certa prestanza.
E basta.
271 pagine di morte dell'anima, dove lei passa da un'euforia moccesca per un bacetto di lui a riflessioni circa il vino bianco neozelandese e i gatti che si stiracchiano sui marciapiedi.
Di giallo non c'è assolutamente nulla, solo il mio colorito alla fine della lettura.

Prendendo le mosse da questa filosofa, vorrei regalarvi le mie tre perle di saggezza per oggi:

1) Regalate questo libro a persone che volete sbolognarvi da anni, successo assicurato;

2) Cara C., se ti stavo sul cazzo me lo potevi dire subito, ché certi sfregi sono duri da digerire;

3) Irene Bignardi finiscila.



mercoledì 1 febbraio 2012

Sherlock Holmes 2 Gioco di ombre ovvero l'arte di indossare occhiali orribili e risultare credibile.



Era nato da appena un giorno il nuovo anno, passato con la febbre a secciare i Maya.

Ogni altra attività che comportasse eccessiva fatica o traspirazione era sconsigliata dai migliori ginecologi dell'associazione AOGOI ed io mi fido di loro, che sono amici anche di quelli che testano il mio deodorante preferito.
Non restava che recarsi al cinema quindi, per diffondere batteri e sentirsi così meno sola ed incompresa.
UCI Cinemas detti anche gli Arsenio Lupin de noartri (8,20€ ingresso e se hai sete è meglio se muori) e Sherlock Holmes 2 Gioco d'ombre, sennò poi vengo accusata sempre di vedere i soliti drammoni pesanti.
Siamo a Londra e SherlockSniffHolmes sta sempre appresso a quella con il vestito pomposo del primo film.
Lei non è molto gentile, perchè lo fa gonfiare subito di botte.
Oltretutto, si è infilata in una situazione assai complicata, tipica delle donne che portano le crinoline e non con un tizio qualunque, ma con il cattivo del film!
Si, lui!
Moriarty, un uomo che ha mangiato moltissimi crauti.
Il suo dubbio gusto in fatto di cibo ci fa subito intuire che si tratta di un essere dalla mente malvagia, pronto a sovvertire l'ordine del mondo politico europeo.
Teribbbile!
Nel frattempo WatsonGiudaLeggebellèmammasoja sta per convolare a giuste nozze (no, non con Sienna, purtroppo) e quindi vai con l'addio al nubilato!
Tutti seduti a giocare a carte e bere whisky. Uno sballo.
Meno male che interviene SherlockTantaNeveHolmes a dare vita alla festa e dopo cinque minuti tutti a fare a mazzate.
In quell'istante, vedo lui, il mio adorato, che qualunque film faccia per me resta sempre Oscar Wilde.
Per dare un tocco di esotismo alla storia arriva LaZingara, che ha perso suo fratello e chiede a BobTaglialaFinaHolmes di aiutarla a trovarlo.
Noi, però, lo sappiamo che suo fratello sta in un altro film e si chiama Jack Sparrow.
Da quel momento in poi, non si fa altro che darsele di santa (e non) ragione.
Spari, battuta tagliente, botte.
Visioni di Holmes, altri spari, sangue, battuta tagliente, altre botte.
Manca solo Bruce Willis con la maglietta bianca sporca di grasso.
"Maaaaa....i buoni vincono!" direte voi.
Col cazzo.
Perchè RobZuccheroaVeloHolmes cade con il cattivo in una cascata.
E defunge.
Si, si.
E noi, pronti con il fazzoletto in mano a versare un canale della Manica di lagrime, ce lo ritroviamo negli arazzi dello studio di casa Watson, pronto a fare la Suocera con la sua povera moglie.

Questo film mi ha insegnato tre cose:
1) che i ristoranti di Roma hanno nomi osceni;
2) che nei 25 minuti di pubblicità ante film riesco a farmi la manicure;
3) che gli alberi possono esplodere moooooooooolto lentamente.


giovedì 19 gennaio 2012

Emotivi anonimi (ovvero:"Pensavo di essere l'unica a parlare da sola per strada")

E' un sabato romano.
Sveglia presto, colazione occhi negli occhi (gonfi) e puccinerie varie.
Che facciamo, che cosa non facciamo?
"Ti porto al ghetto" dice l'Ing, che lo sa quanto mi piace.
"Solo se viene pure Jenny from the block!" dico io.
L'Ing. mi garantisce che la troveremo lì.
Che bella giornata.
Le bancarelle con i libri a 2.00€, il gelato di Mc Donald che non ho preso più, l'immensità della Feltrinelli e la busta pesantissima, la cena cinese che "ce la cuciniamo noi come si deve".
Poi.
Una derapata che manco i cani.
Capisci che un uomo ti ama dalle manovre azzardate che fa con il motorino dopo che gli hai urlato: "Uuuuh, guarda che fico, c'è Emotivi Anonimi al Quattro Fontane!"
Il tempo di trovare un parcheggio (dis)umano, due complimenti dalle ragazze in cassa e siamo in sala.
Noi due, teneri e giovini virgulti versus una marea di sfioriti gerani sul viale del tramonto.
Si, insomma, il profumo di colonia era forte e le labbra con il rossetto al di fuori dei contorni molte.
Dopo venti minuti di trailer che avrebbero reso chiunque come Abe Simpson, il film comincia.
Lei è Angélique, cioccolataia e donna incredibilmente emotiva.
Per superare questo complesso frequenta un gruppo di auto-aiuto: gli Emotivi Anonimi.
Avete presente?
"Ciao, sono Angélique, emotiva." E giù di svenimento.
Canta motivetti per darsi coraggio, danza con una leggiadria di cui Lorella Cuccarini sarebbe invidiosa, parla da sola per scegliere le frasi più giuste da pronunciare.
Come quella mattina in cui si presenta per un colloquio, con mezz'ora di anticipo, alla fabbrica di cioccolatini di cui è proprietario Jean-René, insicuro e timido patologico, con una camicia di ricambio sempre pronta a scongiurare l'abbondante sudorazione che lo affligge.
Potevano due così non piacersi?
Epica la prima uscita a cena, che provoca immediatamente quel senso di empatia da ricordo.
Ci siamo passati tutti, in fondo.
Chi di noi non è andata in bagno ad asciugarsi l'ascella e a tirare quello stupido pelo sul mento che a casa non aveva visto?
Chi non si è preparata dei fogliettini con gli argomenti di conversazione da usare per evitare imbarazzanti silenzi?
Non mancano battute che potrete rivendervi alla prima occasione utile.
"Comunque amo molto la pittura inglese" dice lei.
"Perchè, c'è pittura in Inghilterra?" risponde lui.
Tutto sembra essere perfetto.
Loro sono felici, e lui suda di meno e lei è sempre più bella e la cioccolateria sembra essersi ripresa dal momento di crisi e i cioccolatini sono buoni da trasecolare e tutti li vogliono, pure quelli ai funghi.
Poi la paura prende il sopravvento e schiaccia quella felicità.
E li allontana e li riavvicina, per poi allontanarli ancora.
Un balletto d'amore sulle note di Oci Ciornie, che finisce con uno stravagante abito pieno di fiocchi ed una malandata corsa verso quello che verrà.

martedì 17 gennaio 2012

Alice senza niente (e pure noi non stiamo tanto bene)

Alice ha trent’anni.
Si è laureata in Scienze politiche, è una che ne sa.
Quante ne sa.

Al contrario della protagonista del romanzo di Carrol, non vive nel paese delle Meraviglie.
Lei le fa.
Con sei euro riesce a mangiare per tre giorni.
Ad ogni colloquio finge di aspirare a diventare qualcosa che mai avrebbe voluto essere: commessa, cassiera, agente immobiliare, volantinista, operatrice telefonica.
Invia curricula a chiunque, dovunque, comunque.
Alice vive con il fidanzato, Riccardo, che è laureato in legge, ma finge di essere vissuto al 242 di Menlove Avenue a Liverpool per darsi un tono come insegnante privato di chitarra.
E’ magra Alice, e triste.
Si chiede, come te e me, perchè una donna che gira video con il cellulare in ufficio urlando “Italia Unoooo!” sia una responsabile del personale e lei no.
Pensa che non sa dove sta andando, che vorrebbe delle bellissime scarpe rosse, fare un figlio, crearsi una famiglia.
Rendere possibile quello che abbiamo tanto disprezzato e trovato sciocco delle nostre madri.
Fa ridere amaro questo libro e non finisce stupidamente con un lieto fine.
Semplicemente, non finisce.
Ecco allora dov’è la meraviglia.
Nell’inventarlo, un finale.
Esattamente come ha fatto l’autore di questo libro, Pietro De Viola, che ha sfruttato al meglio le potenzialità del web permettendo a tutti di scaricare gratuitamente il suo libro che ha contato più di 35000 copie.
Diverso dalla schiera infinita di pagautori, è stato infine pubblicato da Terre di Mezzo.
Alice senza niente, il libro della generazione dei “Sééééééé, magari mille euro!”.
Alice senza niente, Pietro De Viola, Terre di Mezzo editore

Puoi leggere questa recensione anche su www.diunlibro.it

www.primonumero.it

martedì 10 gennaio 2012

Le idi di Marzo e le Calende greche.

Quando il tuo fidanzato fa l'ingresso in casa per la prima volta durante le feste natalizie, se sei pugliese, sai bene che si riverseranno in visita quei giorni tutti i parenti possibili ed immaginabili.
Cugini di quarto grado, zii d'America senza eredità, perfino gente che credevi morta e di cui pensi, cercando furiosamente, di aver conservato la pagellina.
Cosa fai allora per evitare che lui capisca quale provenienza abbiano le tue radici?
Lo porti al cinema, ovvio.
A vedere GeorgeDentiera Clooney nelle Idi di Marzo.
Béh.
Siamo in uno di quei tipici stati americani il cui nome porta confusione nella pronuncia quasi quanto Massachusetts: insomma, in Ohio (leggasi: Oaio).
GeorgeDurbans Clooney è il candidato favorito alle primarie ed è tutto un: "Libertè, egalitè, fraternitè", un "macchine ecologiche che funzioneranno con i panni swiffer usati" e "io sono il vostro uomo", sventolando a destra e a manca la sua mugghiera e i chili di avorio rubato ai bracconieri dal suo dentista.
C'ha pure uno staff pieno di gggìovani, che lui li vuole aiutare tutti, perchè è un generoso, un uomo di famigghia!
Il suo addetto stampa, tale Ryan Gosling, in effetti viene proprio voglia di aiutarlo.
Io stessa, durante tutto il film, ho pensato ai mille modi in cui aiutarlo, ma non ve li posso dire.
Sembra tutto bellissimo, sembra tutto come dovrebbe essere.
Gente in visibilio, truccatori professionisti, stagiste gnocchissime e disponibili, palchi pieni di bandierine rubate ai tramezzini della mia comunione, insomma un sogno.
E invece no!
Perchè GeorgeLagodiComo Clooney ci vuole dire che la politica è marcia, che ti porta a fare terribili compromessi tipo non lavarsi le mani dopo essere andati in bagno, usare un pullman sgarrato per girare l'Ammèriga, che gli addetti stampa sembrano ingenui all'inizio, ma sono malvagi, che le giornaliste alle quali suggerisci notizie per fare scoop ti incastrano alla grande se non stai attento, ma soprattutto che le stagiste ingravidate morte suicide possono usare i cellulari dall'aldilà mentre tu presenti il tuo programma elettorale.
Giorgio, dai, ma proprio a noi che abbiamo avuto un nano da giardino al governo fino all'altro giorno ci vuoi raccontare queste cose?
Mèh.
Comunque questo film finisce che cadono tutti in piedi, come al solito.
Solo a me è rimasta la frustrazione di non aver potuto urlare a Marisa Tomei di farsi uno shampoo.